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domenica 5 luglio 2015

Due milioni di italiani soffrono di PSORIASI !

Due milioni di italiani soffrono di psoriasi !

In Italia le stime del Ministero della Salute riportano che la psoriasi interessa fra il 2 e il 3 per cento della popolazione, vale a dire tra 1,2 e 1,8 milioni di persone circa, che si ammalano per lo più tra i 20 e i 40 anni (ma la malattia può presentarsi a qualsiasi età, anche se il picco di insorgenza si registra tra i 20 e i 40 anni). La severità della malattia e l’estensione delle placche varia da persona a persona. Per alcuni è poco più che un fastidio, per altri può compromettere seriamente la qualità di vita. Anche l’ Organizzazione mondiale della sanità sottolinea che la psoriasi si può accompagnare a una serie di altre malattie (comorbidità) e che soprattutto i malati con forme gravi devono essere monitorati per eventuali altri fattori di rischio.
Psoriasi e attività fisica: cosa migliora o peggiora le chiazze ?La psoriasi è una patologia cutanea autoimmune che insorge su una base genetica in associazione a diversi fattori scatenanti molti dei quali non ancora perfettamente chiariti. Uno di questi sicuramente importanti è il traumatismo, ovvero l’insorgenza delle manifestazioni psoriasiche su cute traumatizzata o lesionata. Questo fenomeno, detto fenomeno di Koebner, spiega l’insorgenza di lesioni psoriasiche in sedi sottoposte a micro-traumatismo continuo quali le ginocchia e i gomiti. 


Allo stesso modo si spiega l’insorgenza della psoriasi su cute affetta da lesioni precedenti quali malattie dermatologiche (dermatiti, eczemi) oppure ferite e traumi.

L’attività sportiva non può che essere di grande beneficio per il soggetto affetto da psoriasi, soprattutto per prevenire o controllare le patologie associate ad essa come ipertensione, diabete, dislipidemie. Inoltre, il controllo del peso corporeo mediante l’esercizio fisico regolare permette di diminuire il dosaggio dei farmaci in caso di terapia sistemica.
Bisogna però tenere presenti alcuni accorgimenti nella scelta dello sport preferito. E’ infatti meglio evitare gli sport troppo «fisici» laddove ci sia la possibilità di subire traumi e graffi sulla pelle che potrebbero consentire la comparsa delle lesioni nelle sedi interessate. Pertanto il pugilato, la lotta, le arti marziali e simili sarebbero da scegliere con assoluta cautela, mentre sport outodoor come il tennis, la corsa, la bicicletta potrebbero essere indicati in quanto permetterebbero di associare l’attività fisica con anche una moderata fotoesposizione (cioè l’esposizione ai raggi solari) che generalmente può essere utile al soggetto psoriasico.
Un discorso a parte si può poi fare per gli sport acquatici, il nuoto in primis,utile in estate all’aperto sempre per gli stessi motivi, ma da effettuare con maggiore cautela nei mesi invernali, soprattutto per il rischio di sviluppare irritazioni da cloro della piscina o patologie infettive o infiammatorie delle pieghe quali intertrigini e micosi.
In conclusione comunque gli aspetti positivi di una regolare attività fisica surclassano di gran lunga quelli negativi. Basta un poco di attenzione, non trascurare le iniziali irritazioni della pelle e cercare di usare la massima cura sia dal punto di vista igienico che cosmetico.
Al di là dei prodotti specifici per la patologia, è importante  utilizzare lenitivi ed emollienti per tenere la pelle protetta e morbida, protezioni solari per non scottarsi, evitare traumatismi inutili. E non appena compaiono delle dermatiti essere consapevoli che queste in un soggetto predisposto possono trasformarsi in psoriasi.



Quelle «relazioni pericolose»
fra psoriasi e altre malattie

Diabete, patologie cardiovascolari, disturbi renali e reumatologici, solo per citarne alcuni: l’elenco dei possibili legami è lungo ed è importante monitorare i pazienti

Chi soffre di psoriasi ha maggiori probabilità di soffrire di almeno un altro disturbo di salute. Lo sostiene uno studio pubblicato su Jama Dermatology  da ricercatori dell’Università della Pennsylvania, giunti alla conclusione che quanto più vasta è la parte di pelle interessata dalla psoriasi tanto più grande è il rischio di avere un’altra malattia che interessi i polmoni, il cuore, i reni, il fegato o il pancreas. L’analisi condotta dagli studiosi americani, che è parte di un vasto studio (Incident Health Outcomes and Psoriasis Events, iHOPE), ha coinvolto oltre 9mila pazienti con psoriasi tra i 25 e i 64 anni: il 52 per cento con una forma lieve, il 36 per cento moderata e il 12 per cento grave di lesioni cutanee.



Conoscenze poco diffuse
C’è un numero crescente di prove che indicano una serie di patologie correlate alla psoriasi - dice Joel M. Gelfand, autore principale dello studio e professore di Dermatologia ed Epidemiologia alla Perelman School of Medicine, ma queste conoscenze non sono abbastanza diffuse fra i medici e tanto meno fra i malati. Bisogna invece che sia chiaro, perché i pazienti possano essere tenuti sotto controllo, che esiste un legame fra questa malattia della pelle, i suoi diversi livelli di gravità e altre malattie». I risultati indicano che esistono associazioni significative tra la psoriasi e una lunga lista di altre patologie: broncopneumopatia cronica ostruttiva, diabete, lieve formi di disturbi al fegato, infarto del miocardio, malattia vascolare periferica, ulcera, disturbi renali e reumatologici. 


«Alcuni di questi legami vanno confermati con altri studi perché emergono per la prima volta (come quelli con la broncopneumopatia) ma altre comorbidità, come quelle con diabete e patologie cardiovascolari, sono già note da tempo ed è importante che se ne tenga conto, specie di fronte a un malato con psoriasi grave. 

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giovedì 9 aprile 2015

La DIETA contro la STANCHEZZA !

Verdura fresca, salmone, funghi: la dieta contro la stanchezza


Una top 10 di alimenti per garantire il giusto apporto calorico senza ingrassare !


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Dieci alimenti per tenersi su. Quando l'organismo richiede un sovrappiù di energia, basta mangiare alcuni cibi sani – dalla frutta secca al salmone ai funghi – per mettere ko la stanchezza. Tutto ciò con un occhio al giro vita, ammesso che questi alimenti vengano consumati con moderazione e con criterio. La top ten è stata stilata da Lee Holmes, nutrizionista dell'Institute of Integrative Nutrition di New York.
«Il rapporto tra stanchezza e apporto energetico è al contempo semplice e complesso. Avere a disposizione un giusto apporto energetico grazie a cibi con l'adeguata quantità di calorie è importante, ma non significa che una persona che mangia tanto non si stanchi. Sono rilevanti diversi fattori sia fisiologici, come l'attività fisica, sia patologici, come la sindrome da stanchezza cronica o la carenza di ferro o altri sali minerali». È il pensiero della professoressa Daniela Lucini, responsabile della Sezione di Medicina dell'esercizio di Humanitas. «La regola generale – prosegue – è mangiare con equilibrio, garantendo il giusto apporto energetico e distribuendo i pasti nell'arco della giornata, assumere correttamente i liquidi e avere una giusta quantità di sonno».


I dieci alimenti della dieta anti-stanchezza

 «I dieci alimenti indicati nella top ten hanno una significativa dote di calorie, non sono difficili da digerire e hanno nutrienti importanti», sottolinea la specialista. Ma da cosa è costituita questa dieta anti-stanchezza? In primo luogo la nutrizionista americana indica la frutta secca, non lavorata ovvero non salata o tostata. «È ricca di calorie, oli importanti e antiossidanti, utilissima se sostituisce cibi grassi o con aggiunta di additivi. A merenda – aggiunge Lucini – va benissimo come spuntino».
In seconda posizione lo yogurt, con la sua carica di calcio e il suo effetto probiotico per mantenere l'intestino in salute e aiutare la digestione. Tra i cibi consigliati anche il salmone, «un po' più grasso degli altri tipi di pesce, ma con grassi 'buoni' come gli omega 3 », secondo la professoressa, e le patate americane, «con un po' più di sali minerali rispetto alle patate tradizionali, ma soprattutto ricche in carboidrati e fibre. È bene ricordare che non sono vegetali e che non vanno mangiate regolarmente».


Tra i primi sintomi della carenza di ferro c'è sicuramente il senso di stanchezza. È bene dunque garantire la giusta quantità di ferro. Tra i cibi indicati, i funghi riescono a fornire una buona dose di ferro, ma non tanto gli spinaci «che ne contengono meno di quanto comunemente si pensa. Per i funghi, però, attenzione alla qualità ma soprattutto a come si consumano. Sono una vera e propria spugna e possono assorbire ad esempio l'olio con cui vengono cucinati», dice Lucini.
I semi di zucca o di girasole, secondo la nutrizionista, sono una fonte di magnesio e possono rappresentare un ottimo snack, al pari della frutta secca. Completano la top ten le verdure di stagione - «principalmente per l'acqua e i sali minerali che contengono, ma povere di calorie» - , l'acqua e le uova, indicate soprattutto per chi svolge attività fisica. Queste ultime sono un mix tra acqua+proteine, fornite dall'albume, e grassi+acqua, forniti invece dal tuorlo: attenzione dunque alla parte rossa, ricca in colesterolo. Anche in questo caso, la regola è non esagerare e aver cura di come si cucinano per non aumentare l'apporto di grassi.
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